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Benvenuto nella mia pagina! Sono la dott.ssa Francesca Grimaldi, psicologa e psicoterapeuta. Nel mio lavoro utilizzo l’approccio psicodinamico, che ci permette di dare voce a ciò che spesso resta in ombra: emozioni, ricordi e parti di noi che chiedono di essere comprese.
Insieme potremo esplorare la tua storia con delicatezza e rispetto, per trasformare il dolore in consapevolezza e aprire la strada a nuove possibilità di benessere. ll mio compito è accompagnarti in questo percorso, aiutandoti a dare senso alle emozioni e ai vissuti più profondi, per ritrovare equilibrio, consapevolezza e nuove possibilità di scelta.

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3 recensioni

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  • M

    Professionista molto valida. Mi ha accompagnato in un momento difficile dellal mia vita, un lutto familiare, con massima attenzione e forte propensione all'ascolto. Se ce l'ho fatta gran parte del merito è sua.

     • Psicoterapia Persona psicoterapia individuale  • 

    Dr. Francesca Grimaldi

    La ringrazio sinceramente per le Sue parole. Sapere che il percorso intrapreso insieme Le sia stato di aiuto mi conferma il valore del lavoro che svolgo ogni giorno. Il merito è anche della Sua disponibilità e della fiducia che ha riposto in me. Le auguro di proseguire con serenità il cammino intrapreso e, qualora ne sentisse il bisogno, sappia che troverà sempre da me uno spazio di ascolto accogliente.


  • L

    Mi sono sentito a mio agio e il dottore ha capito il mio problema e pensato ad un percorso per risolverlo

     •  • 

    Dr. Francesca Grimaldi

    La ringrazio sinceramente per le Sue parole. Sapere che il percorso intrapreso insieme Le sia stato di aiuto mi conferma il valore del lavoro che svolgo ogni giorno. Il merito è anche della Sua disponibilità e della fiducia che ha riposto in me. Le auguro di proseguire con serenità il cammino intrapreso e, qualora ne sentisse il bisogno, sappia che troverà sempre da me uno spazio di ascolto accogliente.


  • P

    Dott.sa molto precisa e preparata. Studio comodo a 10 mt dalla metro baldo degli ubaldi. Costo medio-basso.
    Consigliata!

     • Psicoterapia Persona Attacchi di Panico  • 

    Dr. Francesca Grimaldi

    La ringrazio sinceramente per le Sue parole. Sapere che il percorso intrapreso insieme Le sia stato di aiuto mi conferma il valore del lavoro che svolgo ogni giorno. Il merito è anche della Sua disponibilità e della fiducia che ha riposto in me. Le auguro di proseguire con serenità il cammino intrapreso e, qualora ne sentisse il bisogno, sappia che troverà sempre da me uno spazio di ascolto accogliente.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 32 domande da parte di pazienti di MioDottore

Una domanda ma è vero che con una forte predisposizione genetica alla depressione può bastare poco per scatenare una crisi depressiva? Inoltre è vero che però con una buona psicoterapia si può rendere una persona forte a sufficienza per evitare che eventi negativi la travolgono e la facciano ri-deprimere? Per quali motivi ci possono essere ricadute di causa biologica? Grazie per le vostre risposte.

Caro/a,
la tua domanda è molto importante, perché tocca il legame tra predisposizione biologica e fattori psicologici nella depressione.

È vero che una forte vulnerabilità genetica può rendere alcune persone più sensibili: in altre parole, il loro sistema nervoso ed emotivo reagisce più facilmente agli eventi stressanti, e questo può facilitare l’insorgere di una crisi depressiva anche in situazioni che ad altri sembrano “minori”. Non significa che la depressione sia “scritto nel destino”, ma che la soglia di vulnerabilità può essere più bassa.

Qui però entra in gioco la psicoterapia. Dal punto di vista psicodinamico, la terapia aiuta l’Io a diventare più solido: lavorando sui conflitti interni, sulle ferite affettive e sui meccanismi di difesa, la persona sviluppa maggiore capacità di contenere l’angoscia e di dare significato agli eventi. È come se costruisse un “ammortizzatore interno” che rende meno travolgenti le difficoltà. Quindi sì, una buona psicoterapia può davvero rafforzare la struttura di personalità e ridurre il rischio che eventi negativi portino di nuovo in uno stato depressivo.

Le ricadute, tuttavia, possono avere anche componenti biologiche:

cambiamenti nei neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina), che regolano l’umore;

fattori ormonali (per esempio dopo una gravidanza o in fasi di forte stress fisico);

alterazioni del ritmo sonno-veglia e della regolazione biologica dello stress;

condizioni mediche concomitanti (come patologie croniche o infiammatorie).

In questi casi, anche se la psicoterapia rimane fondamentale, a volte serve un supporto farmacologico per aiutare l’Io a ritrovare equilibrio, così che il lavoro psicologico possa proseguire.

In sintesi: la predisposizione genetica può facilitare l’insorgenza della depressione, ma non la determina in modo assoluto; la psicoterapia può rendere l’Io più forte e capace di affrontare i traumi senza essere travolto; e le ricadute, quando avvengono, possono dipendere sia da fattori interni biologici sia da momenti di particolare fragilità emotiva.

Dr. Francesca Grimaldi

Salve a tutti, mi chiamo A, m 27 anni, e alle spalle ho parecchi anni di terapia, direi circa una dozzina, conclusi nel migliore dei modi per quanto mi riguarda, considerando le condizioni da cui sono partito.
Recentemente, ripensando alla mia vita, sono riuscito ad unire tutti i puntini arretrati collegandoli con un unico filo conduttore che probabilmente è sempre stato lì ma che ho imparato a vedere solo da poco.
Da questo ho tratto tante conclusioni, che mi hanno aiutato a crescere e a migliorare, tra cui, una delle più importanti e motivo per cui ora stò scrivendo.
Mi sono reso conto che io, fin'ora ho solo resistito, ho tenuto duro, ma non ho mai lottato, e sò che è per via del peso immenso che mi porto appresso.
Non voglio più perdere tempo, e sono stanco di aspettare che quello che voglio venga da me, ma c'è una cosa che mi frena, qualcosa che non sò come fare, forse perché nessuno me lo hai mai detto, o forse avrei dovuto impararlo io ma non l'ho fatto, fatto sta che non sò farlo, quindi la mia domanda è questa:
COME SI TRASFORMA IL DOLORE IN FORZA?
Se lo capissi potrei riuscire a prendere in mano la mia vita e rendergli onore com'è giusto che sia.
Non pretendo soluzioni empiriche, mi basta anche solo uno spunto, grazie in anticipo per le risposte.

Caro A,
prima di tutto voglio dirti che la tua riflessione è molto preziosa: riuscire a guardarsi indietro, collegare i “puntini” e riconoscere il filo conduttore che ti ha portato fin qui, significa che dentro di te hai già costruito una forza di pensiero e di consapevolezza che non è scontata.
La tua domanda – “Come si trasforma il dolore in forza?” – tocca un nodo profondo che riguarda il funzionamento della psiche. Dal punto di vista psicodinamico, il dolore nasce spesso dal conflitto tra parti interne di noi: l’Io, che cerca di mantenere un equilibrio, e il Super-Io, che rappresenta regole, ideali, aspettative, talvolta molto severe. Quando il dolore rimane schiacciato sotto il peso di colpa, autocritica o ideali irraggiungibili, tende a immobilizzarci, e allora l’Io può difendersi solo “resistendo”, come tu descrivi.
Il passaggio dalla resistenza alla lotta, o meglio alla trasformazione, avviene quando quel dolore non è più solo qualcosa da subire o sopportare, ma diventa materiale da pensare, da integrare. Significa riconoscere che il dolore porta con sé un messaggio sul nostro vissuto, sui nostri bisogni, e che può diventare energia vitale se non resta represso o scisso. Per esempio, la rabbia legata al dolore – se riconosciuta – può diventare spinta a proteggere i propri confini, così come la tristezza può insegnare a dare valore ai legami autentici.
Un concetto chiave è proprio questo: non si tratta di cancellare il dolore, ma di dargli un senso, permettere all’Io di dialogare con esso invece di esserne sopraffatto o di negarlo attraverso i meccanismi di difesa (come la rimozione, l’evitamento, l’isolamento del sentimento). In terapia spesso il processo è stato proprio questo: trasformare ciò che sembrava “peso morto” in parte della propria storia, riconoscendolo come qualcosa che ha formato, e che può diventare un punto di forza perché ti ha insegnato cosa significa attraversare la sofferenza.
Per questo, la “forza” che cerchi non è qualcosa da conquistare dall’esterno, ma piuttosto la capacità di riconoscere, accogliere e sublimare quel dolore, trovando modi creativi, affettivi e simbolici di esprimerlo. È ciò che chiamiamo in psicodinamica il passaggio da difese più primitive a difese più mature: non solo resistere, ma trasformare.

In termini semplici: il dolore diventa forza quando smette di essere un nemico da sopportare e diventa un compagno scomodo, ma portatore di verità su chi sei, su ciò che ti serve e su dove vuoi andare. Questo non accade in un istante, ma è un processo graduale di integrazione.
Il fatto che tu stia cercando questo passaggio è già un segno che sei pronto a compierlo.

Dr. Francesca Grimaldi
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