Vi parlo senza timore di sentirmi inadeguato. Io sono piuttosto diffidente a primo impatto, nel sens

21 risposte
Vi parlo senza timore di sentirmi inadeguato. Io sono piuttosto diffidente a primo impatto, nel senso che devo studiare le persone prima di potermi fidare del tutto, dopodiché si apre un mondo nei confronti dei prescelti. Perché? Un mio genitore persona di una bontà immensa è stato spesso tradito con infamia proprio da quelli che ha aiutato nella vita e probabilmente questo ha influito nella mia crescita. Detto questo, nell'ufficio dove lavoro, sarà che li trovo molti simili a me, con educazione, gentilezza, inclusione, aiuto reciproco sia lavorativo che extralavorativo, spensieratezza e sintonia, partecipiamo attivamente ai festeggiamenti dei rispettivi traguardi anche familiari, siamo presenti se capita che qualcuno va in pronto soccorso anche facendo solo compagnia, e ciò avviene dalla maggior parte de* collegh* , sono buon* ragazz* eccetto una che pubblicamente "imita", privatamente è di una cattiveria assurda con dispetti di ogni tipo, inventa maldicenze per mettere zizzania creando rotture tra le persone, strattona se non faccio ciò che si aspetta con la manipolazione verbale, crea situazioni per manipolare gli altri allontanandoli e mi sento vittima di isolamento sociale, non posso denunciarla per insolidita' contrattualmente. Poco importa, l'ho sgamata e a me interessa il rapporto con gli altri. Fatto sta che mi sono sentito felice, come vivere un sogno che si realizza, il lavoro è solo un piacere e più sorrido più si ingegna per spegnerlo. Andiamo avanti, a causa di tutte le cattiverie ricevute non sono più spontaneo come prima non tanto per lei, ma perché vedo che anche i colleghi più intimi fanno finta di non vedere, solo spettatori passivi. Se provo a parlargli deviano il discorso, chi mi zittisce "dai, domani è un altro giorno" e chi rispondendo a una mia cara collega che poi mi ha riportato tutto, ha persino risposto "sono problemi suoi io non ci voglio entrare", omertà totale di cui io non ne sarei capace né tantomeno l'ho attuata quando altri sono stati vittime delle sue cattiverie ferendo un collega di oltre 40anni riducendolo a piangere, dissi la mia. Dopo diversi mesi in cui l'ho lasciato a braccetto con quella persona cuocersi nella sua acqua, poi si è ricreduto e ora ha la coda tra le gambe, me ne accorgo da come mi guarda come se volesse ricucire ma MAI ha avuto il coraggio di parlarne, come se quel tema fosse proprio un TABÙ pur non essendoci più la presenza di quella persona. In sostanza A infastidisce per anni B e CDE pur ammettendo che A è un demonio e che B è un ottimo collega nonché buon amico, preferiscono fare ciò che FAREBBE piacere ad A (subdola non si è mai esposta di persona) pur correndo il rischio di isolare B, perdendo una persona che loro stessi si sono detti felici di aver conosciuto. Ok ho ingoiato.. ma non ho la stessa umanità di mio padre, quando qualcuno mi ferisce fregandosene persino della giostra che siamo riusciti a costruire assieme, faccio armi e bagagli e tolgo il disturbo, sarà un comportamento sbagliato?. Non sono più attivo in nulla, se mi chiamano per la pausa pranzo rispondo in base alle mie esigenze, se mi includono loro per le cene, bene.. e qui arriva il bello, mi sono sentito dire per interposta persona che me la tiro e che voglio farmi desiderare perché non mostro più interesse. È vero e lo so benissimo che così appaio agli altri , sarò diventato evitante? boh.. ma quello che mi piacerebbe sapere è quanti di questi benché solo colleghi si sono attivati per capire il motivo, allo stesso modo in cui si sono mobilitati quando quella persona ha fatto un incidente e si sono attivati a organizzare le uscite per starle vicino e farla distrarre (ripeto, pur affermando che è una persona pazzoide)? Quante di queste persone si sono preoccupate di dirmi ma perché sei diventato così? Ce l'hai con noi? O se provo ad introdurre l'argomento chi non mi ha troncato sul nascere? Solo una collega che però anch'essa alla fine pur rimarcando più volte il suo affetto per me preferisce il quieto vivere e frequentare lei a discapito nostro. Ok, ho voltato pagina nei loro confronti, non li cago più non è questo il problema, emano solo disgusto e se ne accorgono (e credo sia pure giusto così) e guarda caso quando non li caghi più ti cercano loro.. ma sono umani o robot? La domanda che porgo è, si, sono diventato uno che si vuol fare desiderare come sostengono, in realtà il termine giusto sarebbe vuol farsi "considerare", coi suoi bisogni magari..e lo so che mi direste che sono io il "problema", ma.. qual è il limite di separazione in cui un comportamento simile È il problema, rispetto ad essere invece una NORMALE reazione che metta dei limiti, a dei comportamenti umani a dir poco disgustosi, omertà e menefreghismo inclusi?
Salve,
da ciò che ha scritto mi sembra di capire che vorrebbe che gli altri si preoccupassero del suo cambio di comportamento nei loro confronti senza giudicare e riducendo il tutto ad un "vuole solo farsi desiderare". In ciò che ho letto vedo il suo bisogno di essere visti da quegli amici con cui tanto si è trovato bene e su cui tanto ha giustamente investito. E' importante concentrarsi su come lei stia vivendo questa situazione e capire che cosa possa fare per far si che non le pesi come sta avvenendo ora: per fare questo sarebbe utile interrogarsi sui significati che le cose, le persone e le dinamiche possono avere nella sua vita. Questa indagine personale la aiuterebbe anche a rispondere alla domanda che ha posto.
Le consiglio di iniziare ad interrogarsi, anche con domande scomode, sui significati e su come stia vivendo questa situazione: può essere normale all'inizio trovare poche risposte a tante domande, ma qualora succedesse rimango disponibile per il supporto che le servirà.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato.
Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale connesso con la genesi della sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Rosa Genovese
Psicologo clinico, Psicologo
Ciampino
Le farebbe bene affrontare il Suo disagio con un supporto psicologico finalizzato a riconquistare la serenità perduta nel Suo ambiente lavorativo. Cordiali saluti. Rg
Dott.ssa Ornella Prete
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile signore,
Un contesto familiare protettivo e con un livello di moralità e stile come lei descrive che hobinteso, onesto e corretto, non le ha consentito probabilmente di avere adeguati meccanismi di protezione nei suoi stessi riguardi. Le delusioni nelle relazioni umane bisognerebbe riuscire a elaborarle e superarle altrimenti i graffi e le ferite diventano sempre più aperte ed il dolore profondo. I traumi sottostanti vanno individuati e l'EMDR é un percorso adeguato anche per la storia familiare che si è intravista dal suo scritto.
Prenota subito una visita online: Trattamento emdr - 80 €
Per prenotare una visita tramite MioDottore, clicca sul pulsante Prenota una visita.
Dott.ssa Caterina Testa
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, è difficile rispondere alle sue domande in modo professionale, personalmente poi preferisco sempre chiedermi cosa è UTILE e cosa non lo è. L'obiettivo del terapeuta è unicamente quello di accompagnare il diretto interessato in un percorso volto a raggiungere una buona qualità di vita. L'unica cosa che posso dirle è che se il suo ambiente lavorativo mina il suo benessere e attiva schemi comportamentali che le risultano disfunzionali si potrebbe esplorare la cosa in terapia e vedere se sono percorribili strategie alternative. nel suo racconto credo ci sia in parte consapevolezza di questo, ma non è altrettanto chiaro se se la sente di rivedere il suo operato per modificare il rapporto con alcuni dei suoi colleghi, oppure se desidera semplicemente unirsi alla pausa pranzo anche solo per mangiare in compagnia. Forse la delusione e le difficoltà al momento le fanno preferire una strategia più "evitante", ma se sentisse il desiderio di cambiare le cose può valutare un percorso tutto suo.
Dott.ssa Paola Baldo
Psicologo, Psicologo clinico
Rovigo
Buongiorno, da come scrive emerge una forte sofferenza non dev'essere semplice vivere in un contesto lavorativo simile. Potrebbe essere utile analizzare bene l'evoluzione delle dinamiche tra le persone coinvolte, se i ruoli professionali si intreccino con i giochi di potere che producono questa condizione omertosa. Naturalmente in tutto ciò è importante capire quali significati, aspettative e valori entrino in gioco e/o si siano ridimensionati o modificati, sia da parte delle altre persone che da parte sua, se sia sufficiente trovare un modo sano per mettere dei confini o rivalutare le proprie scelte. Sarebbe interessante affrontare questo tipo di percorso con lei. Cordiali saluti.
Dott.ssa Anna Verrino
Psicologo, Professional counselor
Milano
Carissimo, si percepisce il suo disgusto e la rassegnazione per comportamenti che non ti aspettavi. Del tuo racconto mi hanno colpito particolarmente la distinzione categoriale tra buono e cattivo e la tua difficoltà ad accettare ambiguità e conflitti che sappiamo di trovare in tutte le relazioni amicali, lavorative e familiari. Il riferimento al tradimento subito da tuo padre che per te potrebbe essere un modello di identificazione, si potrebbe definire trauma transgenerazionale. Al di là del lungo sfogo dovresti concentrarti maggiormente sulla formulazione della domanda d'aiuto e chiedere supporto ad un esperto per ritrovare serenità e risorse per affrontare il quotidiano lavorativo senza alterare la tua personalità e le tue aspettative. In caso di necessità sono disponibile. Un caro saluto Dott.ssa Anna Verrino
Prenota subito una visita online: Primo colloquio individuale - 50 €
Per prenotare una visita tramite MioDottore, clicca sul pulsante Prenota una visita.
Dott. Daniele D'Amico
Psicologo, Psicologo clinico
Torre del Greco
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
Prenota subito una visita online: Consulenza online - 40 €
Per prenotare una visita tramite MioDottore, clicca sul pulsante Prenota una visita.
Dott.ssa Virginia Mancori
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Grazie per la sua condivisione dalla quale emerge chiaramente la difficoltà da lei vissuta. Sento di suggerirle di intraprendere un percorso psicologico per avere uno spazio e un tempo oreintati, attraverso i quali superare il disagio che sta affrontando.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Virginia Mancori
Dott.ssa Giuseppina Cavallo
Psicologo, Psicoterapeuta
Pieve di Cento
Gentilissimo, innanzitutto andrebbe approfondito il suo "timore di sentirsi inadeguato" ... Quale trauma, delusione o esperienza spiacevole l'ha condotta a questo?
Lo stile educativo che ha ricevuto durante l' infanzia che tipo di impatto ha avuto sul modo di percepirsi e di percepire gli altri? Lo stesso " tradimento" che suo padre avrebbe subito in passato ha certamente sortito forti risonanze emotive in Lei, che attualmente vive le relazioni sociali lavorative in modo evidentemente poco gratificante. Capisco e condivido il suo essere disgustato dalle modalità omertose e " schizofreniche" dei suoi colleghi e colleghe... Ma non è tanto questo il nucleo conflittuale su cui soffermarsi. Piuttosto mi concentrerei sulle sue aspettative, sulle molteplici sfaccettature delle immagini di sé, sui suoi bisogni autentici, sulle sue risorse più efficaci per riconciliarsi prima di tutto con se stesso e di conseguenza con il mondo relazionale, in cui a volte possiamo incontrare persone che ci trasmettono energie positive, a volte, purtroppo, persone da cui sarebbe auspicabile prendere le distanze...Senza porsi troppe domande o dare giudizi.Potrebbe cominciare a osservare e accettare di più ciò che le proviene dal suo mondo interno: non è detto che ci sia un vero trauma... Ma sicuramente inizierà ad acquisire maggiore consapevolezza e conoscenza di sé. Questo la renderà più forte nel reggere e gestire meglio anche le dinamiche lavorative.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giuseppina Cavallo.
Dott.ssa Nicolina Di Mari
Psicologo clinico, Psicologo
Battipaglia
Caro utente, percepisco nel suo racconto un profondo risentimento nei confronti dei suoi colleghi di lavoro.
Creare un ambiente fatto di relazioni piacevoli e mantenerlo richiede un grande impegno, proprio perché a volte ci si potrebbe scontrare con un atteggiamento, comportamento o un valore dell'altro che non ci appartiene. La difficoltà è proprio lì: fare i conti con qualcosa di diverso da noi ,che può non piacerci. Ognuno ha un proprio modo di reagire alle situazioni, piacevoli o spiacevoli che siano, e ognuno lo fa a seconda dei valori che porta con sé e in base a quello di cui ha già fatto esperienza. Il valore personale che prevale in lei in questo momento non sembra essere condiviso tra le persone che frequenta e quello che lei sta osservando le provoca le reazioni di cui parla.
Questa persona ha generato nel suo contesto lavorativo una discrepanza tra lei e gli altri, ma ha anche mosso qualcosa dentro di lei, emozioni, pensieri, comportamenti, che potrebbero aver bisogno di una maggiore comprensione, per permetterle di gestire la sua situazione attuale.
Se ha desiderio di farlo, sono a sua disposizione.
Dott.ssa Di Mari Nicolina
Dott. Maurizio Di Benedetto
Psicologo, Fisioterapista, Posturologo
Monza
Gentile, visto la sofferenza che sta vivendo in questo momento, Le consiglio un supporto di aiuto psicologico ad indirizzo umanistico esistenziale, così da fare chiarezza dentro di Lei e capire come poter gestire in maniera più funzionale le relazioni del suo ambiente lavorativo.

A disposizione
Dott. Maurizio Di Benedetto
Dott.ssa Silvia Ragni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente è comprensibile il suo rammarico e dispiacere per quello che ha vissuto e sta vivendo nell'ambiente lavorativo.Riporta sani principi e lealtà nel suo modo di essere. Ma il mondo va in un altro modo. Le suggerisco, proprio per trovare una modalità di stare meglio in mezzo agli altri, di fare un percorso psicoterapeutico. Non perchè lei debba cambiare i suoi principi, ma per poterli applicare anche in mezzo agli altri. Cordiali saluti dott.ssa Silvia Ragni
Dott.ssa Elena Avanzi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Mestre
Gentile, mi ha colpito la descrizione dei meccanismi relazionali del gruppo dei colleghi e la sua sensibilità per il mancato rispetto o l'indifferenza da parte di alcuni componenti. Il gruppo sollecita sempre e quanto lei ha narrato può essere un buon punto di partenza per parlare di sé in un percorso di psicoterapia, del suo mondo valoriale, dei suoi bisogni non riconosciuti, della frustrazione e la delusione per quanto accade e di come desidera trasformare la realtà.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, ci sono persone che vedono sfumature e sfaccettature negli altri e poi ci sono i più che quelle stesse coloriture non le vedono.
Non è che gli altri siano insensibili , solo che vi danno un altro peso.
Capita inoltre che ci siano personalità che stridono quando vengono messe in presenza di altre.
Di solito quando siamo in presenza di personaggi dotati di capacità nella costruzione di ragnatele è bene imparare velocemente l'arte del no contact.
Eviti di avere troppo a che fare con la persona che la turba e coltivi invece i buoni rapporti di cui ha parlato.
Se c'è un elemento che meriterebbe qualche incontro in una psicoterapia è la sua tendenza ad una ruminazione importante che peraltro fa male solo a lei, per cui resto a disposizione per un'eventuale incontro online.
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Prenota subito una visita online: Psicoterapia - 70 €
Per prenotare una visita tramite MioDottore, clicca sul pulsante Prenota una visita.
Dott.ssa Maria Graziano
Psicologo, Psicologo clinico
Capaci
Carissimo, leggendo il suo scritto emerge un ambiente di lavoro caratterizzato dalla collaborazione tra colleghi e dall'inclusione. Il comportamento non sempre corretto e lineare della sua collega ha provocato in lei una reazione forte innescando un meccanismo di divisione tra bene-male, buono-cattivo. Non posso in questa sede esporre le cause che sono sottostanti a questo meccanismo , né tanto meno è possibile svolgere diagnosi on line ...ma certamente si sono attivati in lei degli schemi comportamentali che la portano ad allontanarsi da certi ambienti quando non si sente considerato nei suoi bisogni, tutto questo è analizzabile e facilmente superabile attraverso un percorso psicologico che le consente di osservarne le cause e modificare gli schemi di pensiero e comportamentali. Le auguro di ritrovare presto il benessere e la fiducia negli altri, resto a disposizione nel caso desideri contattarmi.
Dott.ssa Maria Graziano
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
La tua esperienza riflette una complessa dinamica relazionale. La cautela nel fidarsi può derivare da esperienze passate. Il comportamento dei colleghi evidenzia una mancanza di confronto diretto e una cultura dell'omertà. La tua reazione di distacco può essere una difesa legittima. È importante esplorare i confini tra autoconservazione e isolamento, cercando equilibrio nel rapporto con gli altri. Rimango a disposizione. Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo
Forlì
Buongiorno le potrebbe far bene affrontare il Suo disagio con un supporto psicologico teso a riconquistare la serenità persa nel Suo ambiente di lavoro. Resto a disposizione.
Dr.ssa Versari Debora.
Dott.ssa Evelina Andreeva
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Ci sono diversi temi profondi che emergono dalla sua storia: delusione, senso di isolamento, mancanza di supporto da parte dei colleghi e la ricerca di una risposta a come comportarsi in un ambiente che le sembra ostile o indifferente.
La questione che lei pone, ha però diversi altri aspetti legati anche al suo vissuto originario e alla sua persona che meriterebbero un approfondimento.
L'ambiente di lavoro può essere molto complesso a livello sociale, e spesso le persone preferiscono evitare conflitti diretti per mantenere un apparente equilibrio o "quieto vivere". Questo non significa necessariamente che non tengano a lei o che non vedano quello che accade, ma può indicare una tendenza a evitare situazioni conflittuali per paura di ripercussioni o semplicemente per incapacità di gestire la situazione. Spesso in queste dinamiche, chi manipola (come la persona che descrive) riesce a creare una sorta di clima di paura o disorientamento, dove anche chi riconosce la cattiveria preferisce non esporsi per timore di diventare vittima o di peggiorare le cose.
Tuttavia, è anche importante riflettere sul fatto che l’isolamento prolungato potrebbe accentuare il senso di solitudine e di amarezza. A volte, i limiti che mettiamo per proteggerci finiscono per allontanarci troppo anche da quelle persone che potrebbero essere disposte a capirci, ma che non sanno come farlo o non si sentono pronte ad affrontare la situazione.

La sensazione che lei stia "volendo farti desiderare" sembra più una percezione esterna che potrebbe nascere dal suo cambiamento di atteggiamento. Quando cambi il tuo modo di interagire, chi ti circonda lo nota, e talvolta questo può essere frainteso come un atteggiamento di superiorità o distacco calcolato. Tuttavia, è importante distinguere tra l’essere evitante, come meccanismo di difesa, e il desiderio legittimo di essere trattato con rispetto e considerazione.

Nel suo caso, sembra che lei stia cercando una risposta, una forma di riconoscimento, una domanda da parte dei suoi colleghi che dimostri interesse verso il suo stato emotivo. Questo è umano e naturale: tutti vogliamo sentirci visti e ascoltati. Il problema non è nel desiderio di essere considerato, ma piuttosto nel modo in cui questa mancanza di considerazione da parte degli altri la sta influenzando emotivamente.
Potrebbe cercare un dialogo onesto con quei colleghi che hanno mostrato interesse per lei, anche se finora sono stati passivi. Potrebbe spiegare come lei si è sentito e vedere se c’è la possibilità di ricostruire un rapporto più autentico.
Non tutti saranno in grado di capire o accettare le sue ragioni, e cercare di ottenere da tutti un riconoscimento del suo dolore potrebbe prolungare la tua frustrazione.

Se ritiene che la situazione le stia creando un peso troppo grande, potrebbe essere utile parlare con un professionista che la aiuti a elaborare meglio il suo vissuto e a trovare strategie per affrontare questo contesto relazionale complicato.

Dott.ssa Evelina Andreeva
Dott.ssa Rosa Argenti
Psicologo, Psicologo clinico
Gela
Gentile paziente,
grazie per aver condiviso con tutti noi il suo disagio. Comprendo quanto possa essere difficoltoso convivere con questa situazione, per tanto le consiglio di intraprendere un percorso psicologico per approfondire quelle che sono le sue emozioni, pensieri e comportamenti. Rimango a sua disposizione anche online. Cordialmente Dott.ssa Rosa Argenti
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, innanzitutto voglio ringraziarla per aver condiviso in modo così sincero e dettagliato ciò che sta vivendo. Si percepisce chiaramente quanto questa situazione lavorativa abbia inciso su di lei, non solo a livello pratico, ma soprattutto emotivo. È del tutto comprensibile provare disagio e frustrazione in un contesto che, inizialmente così positivo e stimolante, sembra essere stato incrinato da dinamiche tossiche e da una mancanza di supporto da parte dei colleghi a cui teneva. Il primo punto su cui vorrei rassicurarla è che la sua reazione non è "il problema" in sé, ma una risposta emotiva normale a un ambiente che l’ha delusa e ferita. Essere ignorati o vedere i propri bisogni non considerati, soprattutto in un contesto che inizialmente percepiva come positivo e inclusivo, può portare a mettere in atto comportamenti di chiusura o di evitamento, come quelli che lei descrive. Questo non significa che lei si stia "facendo desiderare" o che il suo atteggiamento sia un errore; al contrario, è una forma di protezione che sta cercando di mettere in atto per non esporsi ulteriormente al dolore. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, è importante notare come i suoi pensieri sulle azioni e reazioni degli altri (come l’omertà o il menefreghismo dei colleghi) abbiano un impatto diretto sulle emozioni che prova e sui comportamenti che sceglie di adottare. Ad esempio, l’idea che i colleghi "non si siano preoccupati di capire il suo cambiamento" sembra aver generato in lei una sensazione di isolamento e disgusto. È comprensibile, e ci invita a riflettere su due aspetti: da un lato, le sue aspettative verso il gruppo e il significato che dava a quel contesto; dall’altro, il modo in cui queste aspettative disattese stanno influenzando la percezione di sé e degli altri. Lei si chiede se il suo comportamento sia "un problema" o una reazione normale. Mi permetto di dirle che porre dei limiti, soprattutto in situazioni dove ci si sente svalutati o ignorati, non è solo normale ma anche necessario. Tuttavia, il modo in cui questi limiti vengono vissuti può fare la differenza. È possibile che il suo distacco, pur essendo giustificato, stia alimentando in parte una spirale di malintesi: se da un lato si sente ferito dall’atteggiamento passivo degli altri, dall’altro il suo ritiro potrebbe essere interpretato dai colleghi come una chiusura definitiva, impedendo loro di avvicinarsi. Non perché siano "robot" o insensibili, ma perché spesso le persone evitano di confrontarsi con situazioni difficili per paura di peggiorarle o di non sapere cosa dire. Ciò che potrebbe essere utile in questo momento è provare a distinguere ciò che può controllare da ciò che non può controllare. Non può cambiare l’atteggiamento dei colleghi o il comportamento della persona tossica che descrive, ma può lavorare sui suoi pensieri e sulle sue emozioni riguardo a questa situazione. Ad esempio, potrebbe essere utile riflettere su cosa significhi per lei "essere considerato" e su come comunicare i suoi bisogni in modo che siano chiari, ma senza aspettarsi necessariamente che gli altri rispondano esattamente come vorrebbe. Questo non significa abbassare i suoi standard, ma piuttosto liberarsi dal peso di dover sempre "misurare" il valore delle relazioni in base alla risposta degli altri. Potrebbe anche essere utile esplorare come mai, nonostante abbia deciso di "voltare pagina", continui a sentirsi così coinvolto emotivamente dalla situazione. È possibile che il comportamento dei colleghi tocchi corde più profonde, legate a esperienze passate o a valori importanti per lei, come la lealtà e il rispetto. In tal caso, lavorare su questi aspetti attraverso tecniche specifiche, come la ristrutturazione cognitiva o l’identificazione dei pensieri automatici, potrebbe aiutarla a trovare maggiore serenità. Infine, vorrei sottolineare che ciò che sta attraversando è un’esperienza complessa e dolorosa, ma non è una sentenza. Con il giusto supporto, sia attraverso il confronto con un professionista sia con un lavoro personale mirato, può trovare un modo per ricostruire la sua serenità, dentro e fuori dal contesto lavorativo. Se avrà voglia di approfondire ulteriormente o se sentirà il bisogno di una guida più pratica, sono qui per aiutarla. Merita di sentirsi considerato e valorizzato, ma soprattutto di sentirsi in pace con sé stesso. Dott. Andrea Boggero

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.