Buongiorno. Non capisco qual è la scelta migliore. Sono una ragazza di 26 anni, sono in terapia con

24 risposte
Buongiorno. Non capisco qual è la scelta migliore. Sono una ragazza di 26 anni, sono in terapia con uno psicologo da circa 5 mesi e ho scoperto di soffrire di ansia, anche se ancora non mi ha diagnosticato nulla (e non so ancora se lo farà dato che dice di non voler darmi un'etichetta). Fatto sta che ho frequenti forti attacchi di ansia, tristezza, crisi di pianto e provo ansia solo a pensare di recarmi nel luogo in cui studio. Questi sintomi, grazie alla terapia, sono diventati più chiari e distinti e i mi sento più lucida mentalmente, ma pochi giorni fa mi sono resa conto che è in parte rabbia infatti l'ansia, oltre che per motivi di timidezza, si attiva alla vista e al pensiero di persone e luoghi specifici, come la mia università. Dovrei laurearmi tra poco ma sento il bisogno di staccare da tutto rischiando di mettere a repentaglio la mia carriera accademica, la mia ottima reputazione. Darei troppo all'occhio dato che sono sempre stata presente ed è un problema perchè non voglio espormi appunto per non aver a che fare col giudizio altrui. Dal punto di vista materiale ho tutto pronto per potermi laureare ma mi sento male emotivamente, non sto bene e vorrei prendere la giusta energia emotiva e mentale per concludere gli studi. Di fatto sono anni che riserbo tutto all'interno, ora sono stanca di agire solo per non creare scandali o per non turbare le aspettative degli altri. Un altro problema è che faccio fatica a dirlo al mio psicologo per paura che pensi che io mi possa affezionare a lui vedendolo come unica fonte di benessere; le volte che gli chiedo di vederci due volte a settimana, perchè sento il bisogno di raccontargli delle cose per me importanti, rifiuta e non capisco se è perchè pensa che mi stia innamorando e quindi possa diventare una minaccia (mi capita spesso che i ragazzi/uomini con cui sto bene fraintendano e si mettono sulla difensiva ribadendomi che sono sposati o fidanzati, questo mi da molta tristezza) o per altro. Non sono in coppia ma c'è già un ragazzo che mi piace e in generale sono più propensa all'amicizia maschile. Cosa suggerite?
Dott.ssa Gaia Ninonà
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentilissima,
Comprendo dalle sue parole quanto il suo attuale vissuto emotivo sia per lei fonte di disagio e malessere. In alcuni casi, pur essendoci un funzionamento ansioso, non c’è necessità della diagnosi di un disturbo. Questo non significa che lei non stia male o che il suo malessere non sia reale, quanto più che non è riconducibile a una patologia.
Per quanto concerne la necessità di vedere il suo psicologo due volte a settimana, la invito a chiedere al collega come mai ritiene opportuno fare una singola seduta a settimana. Questo le sarà utile sia per fugare il dubbio che il suo psicologo pensa che lei possa essersi innamorata di lui sia per comprendere meglio le dinamiche legate al suo percorso psicologico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ninonà

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Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Cara "ragazza di 26 anni" prossima a laurearsi...
Le sue domande e le sue riflessioni su di sé e sul suo mondo sono molto importanti e devono essere espresse. Anche al suo psicologo.
La frequenza delle sedute dipende da vari fattori, quindi non necessariamente da un giudizio o un fraintendimento da parte del suo psicologo. Ma anche di questo si può parlare con lui, esplicitando timori che altrimenti restano dentro di lei facendola stare male.
Lei ha già le sue risorse: le auguro di poter continuare ad investire in tutto ciò.
Dott.ssa Eleonora Carola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Non è infrequente essere molto turbati alla fine del percorso di studi, e forse sta sentendo un punto di svolta personale anche in terapia. Mi sembra che si stia chiedendo se può farcela, sia all’università che in terapia, a provare ad affrontare questi cambiamenti. Se ha stabilito un legame di fiducia professionale con il suo psicoterapeuta, posso ipotizzare che sarà propenso ad ascoltarla, mantenendo la giusta distanza, anche nei passaggi per lei più problematici. Ad maiora!
Dott. Samuele Bellagamba
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Gentile Utente, sembra che lei abbia ricevuto giovamento dal percorso effettuato con il collega. Inoltre, vivendo un momento di forte transizione i dubbi aumentano e in qualche modo si vorrebbe mollare per rimanere come si è, anche se si sta male. Tutto per non toccare il nodo cruciale che fa soffrire. Ovviamente parliamo di modalità inconsce di comportamento, le quali possono portare a voler mettere alla prova il terapeuta per capire se può "reggere" le vere angosce di cui si è portatori. Ne parli in seduta e vedrà che il lavoro che state portando avanti ne trarrà ulteriore giovamento. Cordiali saluti.
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Gentile utente buongiorno.
I percorsi psicologici hanno tempistiche che variano da individuo a individuo e dipendono anche dalla metodologia utilizzata. La definizione di una diagnosi, quando si parla di sindromi di ansia o stress, può essere deleteria se c'è il rischio di identificarsi con l'ansia stessa ("sei una persona ansiosa").
I sintomi dell'ansia possono essere attenuati se si crea un giusto distacco, se impariamo cioè a osservarla come un fenomeno mentale e non come tratto di personalità. Esistono approcci che si basano proprio sull'osservazione dell'ansia come modus operandi della mente e dell'organismo in presenza di alcuni contesti, o ambienti, che possono fungere da innesco.
Nel suo caso, l'ambiente universitario sembra avere questo potenziale effetto ansiogeno su di lei. Probabilmente, il fatto di essere alla fine del suo percorso e di dover rispondere ad alte aspettative, sia a sé stessa che agli altri, amplifica lo stress che lo studio le crea, facendolo diventare frustrazione, preoccupazione, senso di colpa, timore del giudizio altrui .... in altre parole sintomi ansiogeni.

Se le strategie di coping, quindi di gestione e moderazione degli effetti dell'ansia, non sono efficaci, può accadere quello che ha descritto: perdita della motivazione, un decremento delle risorse mentali e fisiche, un generale senso di impotenza e insoddisfazione. Il fatto che lei abbia identificato gli stimoli stressanti nel suo ambiente universitario è un primo importante passo, ma deve compiere anche il successivo, quello di riconoscere le situazioni a rischio ansiogeno e applicare le giuste contromisure. La presa di consapevolezza (mindfulness), il radicamento alla realtà, l'ancoraggio alla percezione sensoriale, la respirazione guidata, il non giudizio: sono tutte tecniche molto efficaci per mantenere la mente concentrata sul compito. Vanno ovviamente addestrate e applicate costantemente.

Riguardo alla percezione del rapporto che si sta creando con il suo psicologo, mi sento di consigliarle di parlare con lui di questi pensieri e di esporgli i suoi dubbi sulla necessità di vedervi o meno più frequentemente. Sono certo che alcune domande riceveranno risposta convincente. Ad ogni modo, se si creano dinamiche che minacciano la fiducia e il buon operato del professionista, sarà lui stesso a consigliarle di rivolgersi ad altri.

Spero di averla aiutata a comprendere la situazione, resto a disposizione per eventuali domande o chiarimenti.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, nonostante le sue paure la invito a riflettere su quanto poco senso abbia andare da uno psicologo, pagarlo ed evitare di dirgli cose importanti se non fondamentali. Le risposte che può ottenere scrivendo qua sarebbero estremamente superficiali rispetto alla profondità che può raggiungere in terapia. Quindi la invito a sfruttare l'aiuto che sta chiedendo e a non evitare di trattare gli argomenti importanti.
Dott.ssa Jennifer Saias
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, da ciò che esprime emerge assolutamente ciò che in questo momento lei prova e come si sente, ma la invito a riflettere su un particolare : il giudizio altrui sembra avere una grossa rilevanza per lei, tanto da portarla a credere che anche il suo psicologo in realtà si sia fatto un pregiudizio su di lei. Il rapporto però con il suo psicologo può evolvere se e solo se lei riuscirà ad oltrepassare questa sensazione e chiederà direttamente a lui spiegazioni che noi non possiamo certo darle.
L'intervallo tra un appuntamento e un altro spesso è dettato da una serie di fattori, che magari a lei sono sconosciuti e quindi perchè non chiedere?
Le auguro una buona giornata, Dottoressa Jennifer Saias
Dott.ssa Nicoletta Gentile
Psicoterapeuta, Psicologo
Pescasseroli
Buonasera, quando abbiamo delle perplessità sull'agire del nostro terapeuta è importante parlarne in seduta, nel suo caso sia rispetto agli appuntamenti sia rispetto al fatto che lei possa essere una minaccia. Il percorso psicoterapeutico è basato sulla fiducia che si stabilisce tra terapeuta e cliente.
Buona serata Dott.ssa Nicoletta Gentile
Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Innanzitutto, è importante riconoscere e accettare le emozioni che stai vivendo e dare loro spazio durante il percorso terapeutico. Non c'è nulla di sbagliato nel provare ansia, tristezza e rabbia, sono emozioni normali che possono emergere in situazioni stressanti come quelle che stai affrontando.
Il tuo desiderio di staccare e prendere energia emotiva e mentale per concludere gli studi è comprensibile e legittimo. Ti suggerisco di parlare con il tuo psicologo in merito a queste sensazioni e al tuo desiderio di aumentare il numero di sedute settimanali. Forse potreste trovare insieme una soluzione che ti permetta di esprimere le tue emozioni e affrontare questi momenti difficili.
Riguardo alla tua paura che il tuo psicologo possa fraintendere le tue richieste di maggiore supporto, è importante comunicare apertamente con lui riguardo ai tuoi intenti e alle tue aspettative dalla terapia. Chiedere un supporto aggiuntivo non significa necessariamente affezionarsi in modo sbagliato o creare dipendenza, ma può essere un modo per affrontare meglio le tue difficoltà attuali.
Infine, riguardo alla tua propensione per l'amicizia maschile e al ragazzo che ti piace, potrebbe essere utile riflettere su come queste relazioni influenzino il tuo benessere emotivo e cosa puoi fare per mantenere un equilibrio sano tra gli impegni accademici, la terapia e le tue relazioni personali.
In generale, ti consiglio di parlare apertamente con il tuo psicologo su tutte queste tematiche e di lavorare insieme per trovare delle soluzioni che ti permettano di gestire al meglio le tue emozioni e raggiungere i tuoi obiettivi. Buona fortuna! Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione.
Dott. Cordoba
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Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, dalla situazione che descrive sembra che la relazione instaurata tra lei e il suo terapeuta le possa permettere di affrontare insieme determinate tematiche per lei importanti e delicate. Per quanto riguarda la fine del percorso di studi questo può rappresentare un traguardo ambito ma al contempo temuto, vi possono essere frequentemente dei sentimenti ambivalenti. Per quanto riguarda il tema della dipendenza, del suo terapeuta come fonte di benessere credo sia molto importante poter parlare apertamente tra di voi della vostra relazione, proprio perchè tendenzialmente riportiamo nella relazione terapeutica i nostri modelli relazionali (in questo caso l'altro che si sente minacciato dalla sua vicinanza e dal suo affezionarsi) ed è sicuramente un valora aggiunto poter vedere queste modalità relazionali e poterne discutere insieme. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Dott.ssa Giorgia Tempestini
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua esperienza. Provi a pensare di parlare con il suo terapeuta proprio di queste sue paure che riguardano il vostro rapporto terapeutico. Sicuramente questo potrebbe rappresentare un buon punto di partenza e magari potrebbe capire che il discorso della laurea, il suo rapporto con il terapeuta e la sua modalità di tenersi tutto dentro potrebbero essere più collegati di quanto pensa.
In bocca al lupo per tutto!
Dott.ssa Anna Asia Forino
Psicologo, Psicologo clinico
Trapani
Gentile utente la ringrazio per aver condiviso su questa piattaforma la sua storia, comprendo il disagio che sta provando in questo momento. Dalle sue parole immagino che stia comprendendo meglio le sue modalità, in quanto il percorso intrapreso con lo psicologo la sta aiutando a fare chiarezza. Mi sento di suggerirle tuttavia di condividere con il professionista i dubbi che la assalgono riguardo i pensieri che lui possa avere su di lei. Viceversa potrebbe condividere anche lei con il suo psicologo quelle che sono i suoi pensieri. Tutto questo al fine di evitare che eventuali fantasie possano disturbare il processo in atto. Infatti, un percorso terapeutico funziona in quanto è caratterizzato da due persone che entrano in contatto in maniera autentica.
Spero di esserle stata d'auto.
Dott.ssa Anna Asia Forino
Dott.ssa Gabriella Caracciolo
Psicologo, Psicologo clinico
Caserta
Salve gentile utente
Di tutto ciò che scrive la cosa che più mi risuona è " ottima reputazione" e "giudizio altrui"
Che rapporto ha col giudizio e come lo vive a questo punto?
Il suo bisogno di avere una reputazione ottima è qualcosa che lei ha sempre ricercato?
Spesso quando iniziamo a correre con foga, la stanchezza arriva prima e rallentiamo, fino a sentire il bisogno di fermarci..chi invece inizia in modo più graduale può arrivare alla fine della corsa, con la stessa costanza e senza sentirsi sovraccaricati.
Forse l'ansia è il modo che il suo corpo e la sua mente utilizzano per dirle che è il momento di iniziare a rallentare
Chi è lei senza quella reputazione ottima? Chi è lei senza il peso di quel giudizio?
Rispetto al suo terapeuta, condivido la scelta del non etichettare e del non farle fare terapia più di una volta a settimana, ovviamente ognuno ha una propria metodologia terapeutica e probabilmente quel vederla " solo " una volta alla settimana le serve di più, per lasciarle lo spazio di lavorare anche da sola su di sé.
Come mai pensa che lui potrebbe pensare che il rapporto che lei cerca possa andare oltre? È un pensiero che ha già fatto?
Resto a sua disposizione
La saluto cordialmente dott.ssa Gabriella Caracciolo
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
E' positivo che tu stia affrontando la tua ansia attraverso la terapia e che tu abbia ottenuto maggiore chiarezza sui tuoi sintomi. È importante comunicare al tuo psicologo tutti i tuoi pensieri e sentimenti, compresa la tua paura di essere giudicata o l'ansia legata al tuo ambiente accademico. La tua richiesta di vedervi due volte a settimana può essere discussa apertamente in terapia per capire le ragioni che stanno dietro a questa richiesta e trovare una soluzione adeguata. Ricorda che il tuo psicologo è lì per aiutarti e supportarti. Concentrati sul tuo benessere emotivo e cerca di trovare il giusto equilibrio tra la tua carriera accademica e le tue esigenze personali. Rimango a disposizione. Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente. Grazie per aver condiviso la sua situazione. E' importante che abbia iniziato un percorso psicologico per affrontare i suoi disturbi d'ansia. Le assicuro che ne trarrà sempre maggiore giovamento. Sta attraversando un periodo di transizione molto importante che appesantisce sicuramente la sua situazione. Normalmente una seduta psicologica a settimana è sufficiente ma la frequenza delle sedute può variare in base a diversi fattori. Non necessariamente il suo psicologo non aumenta la frequenza settimanale delle sedute per via di un giudizio o un fraintendimento. Ne parli con lui e vedrà che le darà tutti i chiarimenti del caso. La ringrazio. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Antonella Vita
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentile utente,
i quesiti che pone sono tanti e meritevoli di essere portati al suo psicologo che conosce meglio la sua storia e la sua sintomatologia.
Il fatto che il suo psicologo rifiuti un appuntamento extra, è legato alla frequenza degli incontri che avete stabilito in base alle sue problematiche. Se il suo psicologo ritiene che debba essere mantenuta questa frequenza si fidi di lui.
Per quanto riguarda la rabbia che prova, è possibile che quella rabbia lei l'abbia sempre provata ma non l'abbia riconosciuta come rabbia. Queste consapevolezze sono positive ed indice che sta lavorando bene con il suo psicologo.
Spero di esserle stata d'aiuto.
Un caro saluto
Dott.ssa Vita
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

è importante che lei parli di questi aspetti al suo terapista. Rappresenterebbero uno spunto di riflessione da cui riprendere il cammino insieme. Ulteriori pareri potrebbero inquinare il setting terapeutico, rendere il tragitto verso la guarigione più complicato.
In bocca al lupo per il prosieguo della sua psicoterapia.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Camilla Persico
Psicologo, Sessuologo, Neuropsicologo
Carrara
Buongiorno.

È positivo che abbia intrapreso un percorso di terapia con uno psicologo e che stia iniziando a comprendere meglio le dinamiche legate alla sua ansia e alla sua tristezza. È normale che questi sintomi diventino più chiari e distinti durante il percorso terapeutico, poiché la terapia offre l'opportunità di esplorare in profondità i propri pensieri, emozioni e comportamenti.

È importante riconoscere che l'ansia e la tristezza che sta sperimentando sono legate a diverse situazioni e sentimenti, inclusa la rabbia che ha identificato. Questa consapevolezza può essere un primo passo importante verso il superamento di queste difficoltà emotive.

Quanto alla sua situazione accademica, capisco che prova una forte pressione e un senso di responsabilità nei confronti della sua carriera e della sua reputazione. È normale sentirsi in conflitto tra il desiderio di concludere gli studi e il bisogno di prendersi cura della propria salute mentale ed emotiva. È importante ricordare che la sua salute e il suo benessere sono prioritari, e che prendersi del tempo per prendersi cura di sé stessa non è un segno di debolezza, ma di responsabilità verso se stessa.

Quanto alla sua relazione con il suo psicologo, è comprensibile che possa avere timori e incertezze riguardo alla dinamica della terapia e al suo rapporto con lui. È importante ricordare che il suo psicologo è lì per supportarla e aiutarla nel suo percorso di crescita personale, e che è fondamentale comunicare apertamente e onestamente riguardo ai suoi pensieri, alle sue emozioni e alle sue esigenze. Se sente il bisogno di vedere il suo psicologo più frequentemente o di discutere determinati argomenti, è importante esprimere questi bisogni in modo chiaro e rispettoso durante le sessioni terapeutiche.

Inoltre, riguardo alle relazioni interpersonali, è importante prendersi il tempo necessario per comprendere i propri desideri e le proprie esigenze, e comunicarli apertamente agli altri. Se ci sono malintesi o fraintendimenti con le persone che le stanno vicino, è importante affrontarli in modo diretto e rispettoso, cercando di chiarire le proprie intenzioni e ascoltando le loro preoccupazioni.

In conclusione, le consiglio di continuare il suo percorso di terapia e di prendersi cura di sé stessa, prioritizzando il proprio benessere emotivo e mentale. Se ha bisogno di ulteriore supporto o consigli, sono qui per aiutarla, anche online. Saluti, dott.ssa Camilla Persico
Dott. Daniele D'Amico
Psicologo, Psicologo clinico
Torre del Greco
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità. Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza. Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi. Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Grazie per aver condiviso questa situazione complessa e delicata. È evidente che lei sta affrontando un momento molto difficile, ma anche pieno di consapevolezze importanti. Vorrei rassicurarla che le sue emozioni, per quanto intense e talvolta confuse, sono valide e meritano ascolto e rispetto.

Prima di tutto, voglio sottolineare che è già un grande passo il fatto che lei stia facendo terapia e stia lavorando sulla comprensione di sé stessa. A volte, il processo terapeutico porta a scoperte che possono inizialmente sembrare destabilizzanti, ma che sono in realtà fondamentali per un cambiamento autentico. È comprensibile che, dopo aver accumulato stress e pressione per anni, senta il bisogno di prendere una pausa. Tuttavia, è importante valutare se fermarsi adesso potrebbe aiutarla realmente o se rischia di rendere il ritorno agli studi ancora più difficile. Forse potrebbe cercare un compromesso: per esempio, ridurre il carico di impegni o prendersi una pausa breve per ricaricare le energie, mantenendo comunque una connessione con il percorso universitario. Questo è un tema che sembra ricorrente nella sua vita e potrebbe essere utile esplorarlo più a fondo in terapia. Agire solo per evitare il giudizio degli altri può essere estenuante, e imparare a mettere al centro i propri bisogni e desideri è un percorso che merita attenzione e tempo.
Si conceda il diritto di essere onesta in terapia. La relazione terapeutica è uno spazio sicuro dove poter esprimere i suoi pensieri senza temere giudizi. È evidente che lei sta facendo uno sforzo sincero per prendersi cura di sé stessa, e questo è un grande merito. Prosegua su questa strada con fiducia e pazienza. Se avesse ulteriori dubbi, non esiti a contattarmi. Cordialmente,
Dott. Andrea Cirrincione
Psicologo, Psicologo clinico
Serravalle Pistoiese
Mi viene da pensare che la terapia è lo spazio pensato per accogliere queste domande, nel clima relazionale di rispetto, profondo e recirpoco, tra il paziente ed il professionsia che la segue. In questo spazio terapeuta e paziente riconoscono questi contenuti, gli accolgono e ci lavorano assieme per aiutare a comprenderli meglio.
Dott. Francesco Giampaolo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Grazie per esserti raccontata così apertamente. Capisco quanto possa essere difficile trovarsi a un bivio emotivo così intenso, dove da un lato c’è il desiderio (e la responsabilità) di arrivare al traguardo accademico e dall’altro un malessere interiore che ormai non vuoi (e non puoi) più silenziare. È un segnale di maturità e onestà riconoscere entrambe le parti, e questo pensiero che emerge – stanchezza, possibilità di andare oltre le aspettative e il giudizio degli altri – è uno dei primi passi verso una nuova autonomia.

Da quello che scrivi emerge quanto peso abbia per te l’opinione degli altri: sei stata molto presente, tenace e brava ma ora senti il timore di “fare troppo rumore” addirittura solo per cambiare ritmo o prenderti un po’ di tempo per te. Questa centralità del giudizio altrui a volte imprigiona: si finisce per fare (o non fare) grandi scelte non tanto per il proprio benessere, ma più per paura di deludere gli altri o di non essere più “quelli affidabili”. È normale sentirsi in crisi in questa fase: la fine di un percorso importante risveglia spesso vecchie paure (inadeguatezza, ansia da prestazione, sensazione di blocco) che chiedono finalmente ascolto. La rabbia che affiora verso la routine e alcune persone luoghi lo conferma: hai probabilmente “annullato” troppo a lungo alcuni tuoi veri bisogni per dare priorità alle aspettative esterne.

Rispetto al percorso con lo psicologo, comprendo il tuo sentire di non riuscire ancora a raccontare tutto per paura di essere fraintesa – soprattutto se hai già esperienze in cui il legame con figure maschili è stato frainteso o ti ha dato dispiaceri nel passato. Sappi che con uno psicologo le preoccupazioni di legame emotivo, anche se intense, fanno parte del percorso: il “legame di cura” (quello che tecnicamente si chiama alleanza terapeutica) non esclude che si sperimentino fantasia di attaccamento, affetto o addirittura proiezione di sentimenti che sono assolutamente normali e vengono gestiti con professionalità.

Il fatto che ti sia sentita rifiutata rispetto alla possibilità di raddoppiare gli incontri forse ti ha attivato questi timori legati a fragile equilibrio tra fiducia/affidamento e paura di ulteriore distanza. È essenziale, per quanto difficile, provare ad accennare col tuo psicologo queste emozioni anche con tutta la goffaggine che può sembrare tu abbia (che fa sempre molta meno “scandalo” di quanto si pensi!). In uno spazio psicologico, esplorare anche il bisogno di attaccamento e la paura del fraintendimento non solo non è fuori luogo, ma può diventare davvero la base per un passo avanti e rassicurante, mio compito dello psicologo è proprio tutto in un’accoglienza integrati/non giudicante di tema e paura intime.

Suggerisco:
– Non sentirti “sbagliata” se concedi a te stessa il desiderio di fermarsi un attimo o il bisogno di parlare di più, di scegliere solo per te ogni cosa anche grande ora, nell’attesa del futuro. La qualità della tua salute conta più di ogni reputazione o performance davanti al mondo.
– La scelta “giusta” rispetto alla laurea può anche non arrivare con chiarezza adesso. Chiedi a te stessa: senti, fra qualche taglio pratico (un periodo breve per riposare? semplificare richieste accademiche?), che le energie salirebbero anche solo di poco? O ti accorgi — più che altro — che sentirsi autorizzata a stare ferma per un po’ porterebbe finalmente la lucidità a scegliere davvero “come e se” tirar dritta nel percorso? Meglio fermarsi per tempo che usurarsi aggiungendo carico.
– In psicologia spesso non dare un’etichetta non significa ignorare il problema, ma mantenere centralità e ascolto sugli aspetti vivi e presenti: l’etichetta rischierebbe, forse, di far sentire più “in gabbia” che seguita.

Rispetto ai rapporti con gli uomini e alle paure di malintesi nella relazione professionale col tuo psicologo: cerca di non colpevolizzarti se senti questi sentimenti. L’affettività, i bisogni profondo di comprensione e vicinanza, non possono essere regolati da forzature. Parlane in seduta: sarà proprio lavorare insieme su questi temi a sciogliere molto delle tensioni che fanno capolino anche negli altri contesti (università, amicizie, legami).

Hai riconosciuto la stanchezza, ti sei ascoltata, e ora chiedi anche qui uno specchio riflettente. Qui risiede il valore, non nelle risposte automatiche che daresti agli altri… quella dell’autenticità gentile verso di sé. Vedrai che con piccole concessioni questo processo prenderà una luce nuova di consapevolezza; e troverai, a poco a poco, la relazione più serena sia col percorso di studio che col tuo mondo emotivo.

Un abbraccio di solidarietà e coraggio per il cammino che ti aspetta.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno cara,
grazie per aver condiviso con così tanta profondità una parte così importante della tua storia. Capisco profondamente la complessità del momento che stai vivendo. Quando per molto tempo si mantiene un equilibrio “di facciata”, sostenuto dalla performance, dal dovere e dal timore del giudizio altrui, può accadere che il corpo e le emozioni inizino a chiedere spazio in modo più intenso, attraverso ansia, rabbia, pianto o senso di esaurimento.
Non è un segnale di fragilità, ma spesso un invito al cambiamento: qualcosa dentro di te sta chiedendo ascolto.
Dal punto di vista sistemico–relazionale, i sintomi non sono entità isolate né semplici etichette diagnostiche: sono modalità tramite cui la persona comunica un disagio che nasce dalle sue relazioni, dai contesti significativi e dalle aspettative interiorizzate (familiari, sociali, accademiche).
Il fatto che i tuoi vissuti si attivino in presenza di luoghi o persone specifiche, come l’università, indica che non stai solo “vivendo ansia”, ma stai affrontando una relazione faticosa con quel contesto, forse percepito come giudicante, performativo, poco regolato sulle tue reali risorse del momento.
Il desiderio di “staccare” non è per forza una resa: può essere un bisogno di protezione e riorganizzazione interna, utile per poter affrontare l’ultimo tratto del percorso accademico con maggiore lucidità emotiva. Prendersi cura di sé non mette a repentaglio la carriera; al contrario, spesso la preserva.
Riguardo al timore di esprimere al tuo psicologo il bisogno di un setting più frequente: questa paura merita tutta la tua attenzione. In una relazione terapeutica sana, chiedere più spazio non implica che tu sia innamorata o che l’altro debba difendersi; è invece un contenuto utile da esplorare insieme, perché parla di come vivi le relazioni significative, della tendenza a trattenere i bisogni per paura di essere fraintesa e del timore di risultare troppo “dipendente” o inopportuna.
Se il terapeuta ritiene di mantenere una seduta settimanale può essere per motivi legati al metodo, ai tempi del processo, ai confini professionali: non è necessariamente una lettura affettiva della tua richiesta.
Anzi, portare apertamente in seduta questa tua preoccupazione potrebbe diventare un passaggio molto importante del tuo percorso, perché permetterebbe di lavorare su:
• come ti senti quando chiedi aiuto,
• come interpreti le reazioni degli altri,
• perché temi di essere fraintesa o rifiutata,
• come mai nelle relazioni con gli uomini temi che la tua vicinanza venga scambiata per interesse sentimentale.
Da un punto di vista sistemico, questi vissuti non “nascono dal nulla”: parlano di copioni relazionali appresi, di aspettative reciproche, di ruoli che per anni hai ricoperto (la ragazza che non delude, che non crea problemi, che tiene tutto dentro).
Il fatto che ora tutto questo emerga è un segno di evoluzione, non di peggioramento.
Il suggerimento che ti darei è duplice:
1. Ascoltare il tuo bisogno di rallentare e capire se, anche temporaneamente, puoi alleggerire qualcosa (tempi universitari, impegni, scadenze), così da recuperare energia emotiva senza sentirti “sbagliata”.
2. Parlarne apertamente in terapia, portando proprio la tua paura di essere fraintesa. In un percorso psicologico il modo in cui vivi la relazione con il terapeuta diventa parte del lavoro, non un ostacolo.
Non devi scegliere tra “continuare a forza” e “abbandonare tutto”: esiste uno spazio intermedio fatto di ascolto, regolazione, scelte sostenibili e relazioni che possono diventare un posto sicuro dove comprendere meglio te stessa.
Se senti il bisogno di un confronto esterno o di approfondire questo tipo di tematiche in un percorso sistemico–relazionale, rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale

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