Aiutatemi, non so più a chi rivolgermi, mia figlia di 29 anni non vuole più continuare a vivere, anc
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Aiutatemi, non so più a chi rivolgermi, mia figlia di 29 anni non vuole più continuare a vivere, anche se segue una terapia farmacologica.
Ha alle spalle 4 anni di psicodinamoca
2 anni di gestalt
1 di sistemico relazionale
1 tcc
Aveva iniziato anni fa di sua spontanea volontà per una forte ansia sociale che somatizzava (sudorazioni fredde, meteorismo, nausea, tremori, forte paura), anche la scelta di iniziare una cura farmacologica è stata la sua nel 2016.
Tutte le psicoterapie che ha fatto falliscono perchè lei ha troppa paura di affrontare le sue paure (amici, auto, lavoro ecc.) E quindi il terapeuta finisce per arrendersi perchè testuali parole "Sua figlia non è aderente alla terapia". Lei dall'età di 14 anni pensa al suicidio, (per tutto il percorso scolastico ha subito bullismo, argomento analizzato più volte in terapia) quindi non è più un periodo di depressione, è uno stato di malessere che perdura da anni. Di diagnosi ne abbiamo ricevute tante: disturbo evitante della personalità, tratti borderline, disturbo bipolare....
Lei dice di non voler più vivere perchè non è fatta per questo mondo, nel senso che non viene accettata con le sue paure.
A volte ho come visto la stessa confusione presente negli occhi di mia figlia, negli occhi dei curanti....
Ne abbiamo sentite di ogni, ma voi da genitori a chi chiedereste aiuto?
Perchè è questo che chiedo adesso: umanità, non più un caso clinico numero X.
Ha alle spalle 4 anni di psicodinamoca
2 anni di gestalt
1 di sistemico relazionale
1 tcc
Aveva iniziato anni fa di sua spontanea volontà per una forte ansia sociale che somatizzava (sudorazioni fredde, meteorismo, nausea, tremori, forte paura), anche la scelta di iniziare una cura farmacologica è stata la sua nel 2016.
Tutte le psicoterapie che ha fatto falliscono perchè lei ha troppa paura di affrontare le sue paure (amici, auto, lavoro ecc.) E quindi il terapeuta finisce per arrendersi perchè testuali parole "Sua figlia non è aderente alla terapia". Lei dall'età di 14 anni pensa al suicidio, (per tutto il percorso scolastico ha subito bullismo, argomento analizzato più volte in terapia) quindi non è più un periodo di depressione, è uno stato di malessere che perdura da anni. Di diagnosi ne abbiamo ricevute tante: disturbo evitante della personalità, tratti borderline, disturbo bipolare....
Lei dice di non voler più vivere perchè non è fatta per questo mondo, nel senso che non viene accettata con le sue paure.
A volte ho come visto la stessa confusione presente negli occhi di mia figlia, negli occhi dei curanti....
Ne abbiamo sentite di ogni, ma voi da genitori a chi chiedereste aiuto?
Perchè è questo che chiedo adesso: umanità, non più un caso clinico numero X.
Mi dispiace profondamente per il dolore e la sofferenza che stato vivendo come famiglia. È evidente quanto vostra figlia sta lottando da anni con un profondo senso di malessere e quanto voi, come genitori, stiate facendo tutto il possibile per aiutarla.
Affrontare un percorso così complesso e articolato, con diversi approcci terapeutici e farmacologici, può generare sconforto quando i risultati non sembrano arrivare o quando il cambiamento appare troppo difficile. Il fatto che vostra figlia ha cercato aiuto più volte è un segnale importante: dentro di lei c'è una parte che, nonostante la sofferenza, desidera vivere e trovare una via d'uscita.
Di fronte a situazioni così delicate, potrebbe essere utile un approccio integrato che coinvolge un'équipe multidisciplinare (psicoterapeuti, psichiatri, specialisti in terapia del trauma), con un lavoro mirato sulla motivazione al cambiamento e sulla gestione della paura. Tecniche come l'EMDR potrebbero essere utili per affrontare le ferite profonde legate al bullismo e ai vissuti traumatici del passato.
La sensazione di non essere accettata con le sue paure è un aspetto centrale: aiutare vostra figlia a trovare un contesto in cui si sente accolta e compresa potrebbe fare la differenza. Esistono percorsi specifici per disturbo di personalità e per difficoltà legate alla regolazione emotiva che potrebbero offrirle un supporto mirato.
Capisco quanto sia importante per voi trovare un aiuto concreto e umano, non solo una diagnosi. È essenziale non arrendersi e continuare a cercare il giusto supporto. Per approfondire la situazione e individuare il percorso più adatto, sarebbe utile e consigliato rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Affrontare un percorso così complesso e articolato, con diversi approcci terapeutici e farmacologici, può generare sconforto quando i risultati non sembrano arrivare o quando il cambiamento appare troppo difficile. Il fatto che vostra figlia ha cercato aiuto più volte è un segnale importante: dentro di lei c'è una parte che, nonostante la sofferenza, desidera vivere e trovare una via d'uscita.
Di fronte a situazioni così delicate, potrebbe essere utile un approccio integrato che coinvolge un'équipe multidisciplinare (psicoterapeuti, psichiatri, specialisti in terapia del trauma), con un lavoro mirato sulla motivazione al cambiamento e sulla gestione della paura. Tecniche come l'EMDR potrebbero essere utili per affrontare le ferite profonde legate al bullismo e ai vissuti traumatici del passato.
La sensazione di non essere accettata con le sue paure è un aspetto centrale: aiutare vostra figlia a trovare un contesto in cui si sente accolta e compresa potrebbe fare la differenza. Esistono percorsi specifici per disturbo di personalità e per difficoltà legate alla regolazione emotiva che potrebbero offrirle un supporto mirato.
Capisco quanto sia importante per voi trovare un aiuto concreto e umano, non solo una diagnosi. È essenziale non arrendersi e continuare a cercare il giusto supporto. Per approfondire la situazione e individuare il percorso più adatto, sarebbe utile e consigliato rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
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Mi dispiace molto per sua figlia. Quando c'è un pericolo di suicidio però è necessario un ricovero anche volontario breve, per farle superare l'acuzie del momento. In questi casi è utile poi una presa in carico presso un CSM di competenza, per avere un equipé multidisciplinare di riferimento.
Mi dispiace profondamente per il dolore che state attraversando. Da genitori, vedere una figlia soffrire in questo modo è straziante, e il senso di impotenza può essere schiacciante. Voglio rispondere con tutta l’umanità possibile, perché vostra figlia non è solo un "caso clinico", ma una persona con un vissuto complesso e un dolore che merita ascolto e comprensione.
Innanzitutto, pensare al suicidio non significa necessariamente avere una malattia mentale. Ogni persona sviluppa un rapporto personale con la vita e la morte, e spesso chi soffre in modo così profondo lo fa perché non sente di avere un posto nel mondo, non perché sia "sbagliato" in sé. È importante che il desiderio di morire non diventi l’unica via d’uscita da una realtà che appare ostile: quello che conta è trovare un senso, uno spazio in cui sentirsi accettati anche con le proprie paure.
Da genitori, e da professionisti, l’obiettivo deve sempre essere il benessere della persona che soffre. Non esistono soluzioni magiche, ma ogni tentativo di aiuto dovrebbe partire dalla comprensione autentica del suo stato d’animo, senza aspettarsi risultati immediati o percorsi lineari. A volte, più che "curare", è necessario stare accanto, essere un punto fermo in mezzo alla confusione.
Forse, tra le diverse strade terapeutiche provate, potrebbe valere la pena esplorare la psicoterapia breve strategica. Questo approccio si basa su esercizi pratici che permettono di affrontare le paure in modo graduale, senza forzare la persona ad affrontare tutto in una volta. Può essere utile per chi ha difficoltà ad aderire a percorsi terapeutici tradizionali, perché propone soluzioni concrete e personalizzate.
Ma più di ogni terapia, resta fondamentale la comprensione e l’accettazione del suo dolore. Vostra figlia ha bisogno di sentire che il suo malessere ha diritto di esistere, che la sua paura non la rende sbagliata, e che non è sola in questa battaglia. Continuate a cercare aiuto, non solo nei professionisti, ma anche in persone che possano comprenderla senza giudicarla. Perché la speranza può nascere anche solo dal sentirsi finalmente accolti.
Mi auguro che possiate trovare il supporto giusto, fatto di ascolto autentico e di aiuti concreti, rispettando i tempi e le difficoltà di vostra figlia. Nessuno dovrebbe sentirsi solo in un dolore così profondo.
Se posso fare qualcosa per aiutarvi, anche solo offrire un punto di riferimento o un confronto, sono qui. Resto a disposizione.
Innanzitutto, pensare al suicidio non significa necessariamente avere una malattia mentale. Ogni persona sviluppa un rapporto personale con la vita e la morte, e spesso chi soffre in modo così profondo lo fa perché non sente di avere un posto nel mondo, non perché sia "sbagliato" in sé. È importante che il desiderio di morire non diventi l’unica via d’uscita da una realtà che appare ostile: quello che conta è trovare un senso, uno spazio in cui sentirsi accettati anche con le proprie paure.
Da genitori, e da professionisti, l’obiettivo deve sempre essere il benessere della persona che soffre. Non esistono soluzioni magiche, ma ogni tentativo di aiuto dovrebbe partire dalla comprensione autentica del suo stato d’animo, senza aspettarsi risultati immediati o percorsi lineari. A volte, più che "curare", è necessario stare accanto, essere un punto fermo in mezzo alla confusione.
Forse, tra le diverse strade terapeutiche provate, potrebbe valere la pena esplorare la psicoterapia breve strategica. Questo approccio si basa su esercizi pratici che permettono di affrontare le paure in modo graduale, senza forzare la persona ad affrontare tutto in una volta. Può essere utile per chi ha difficoltà ad aderire a percorsi terapeutici tradizionali, perché propone soluzioni concrete e personalizzate.
Ma più di ogni terapia, resta fondamentale la comprensione e l’accettazione del suo dolore. Vostra figlia ha bisogno di sentire che il suo malessere ha diritto di esistere, che la sua paura non la rende sbagliata, e che non è sola in questa battaglia. Continuate a cercare aiuto, non solo nei professionisti, ma anche in persone che possano comprenderla senza giudicarla. Perché la speranza può nascere anche solo dal sentirsi finalmente accolti.
Mi auguro che possiate trovare il supporto giusto, fatto di ascolto autentico e di aiuti concreti, rispettando i tempi e le difficoltà di vostra figlia. Nessuno dovrebbe sentirsi solo in un dolore così profondo.
Se posso fare qualcosa per aiutarvi, anche solo offrire un punto di riferimento o un confronto, sono qui. Resto a disposizione.
Buonasera,
comprendo il dolore e la preoccupazione che sta vivendo per sua figlia. È evidente quanto sia importante per lei trovare un aiuto che possa essere realmente efficace e che tenga conto non solo degli aspetti clinici, ma anche della dimensione umana e relazionale.
La situazione che descrive è complessa e merita un approccio che integri diverse prospettive terapeutiche. La storia di sua figlia dimostra quanto sia determinata nel cercare soluzioni, nonostante le difficoltà che ha incontrato lungo il percorso.
Ecco alcuni spunti che potrebbero essere utili:
Valutare un approccio terapeutico integrato: Considerare la possibilità di un percorso che combini psicoterapia e supporto farmacologico, con un forte focus sulla costruzione di un'alleanza terapeutica solida e di fiducia.
Coinvolgimento di un team multidisciplinare: Potrebbe essere utile coinvolgere un team di professionisti che lavori in sinergia, comprendendo psicoterapeuti, psichiatri e altre figure specialistiche che possano offrire un supporto completo.
Supporto per la famiglia: Anche per lei e per gli altri membri della famiglia, avere uno spazio di ascolto e sostegno può fare la differenza, per aiutarvi a gestire l'ansia e lo stress correlati alla situazione di sua figlia.
Ricerca di gruppi di supporto: Esistono gruppi di supporto per genitori e familiari di persone che affrontano sfide simili. Condividere esperienze con chi vive situazioni analoghe può offrire conforto e nuove prospettive.
Non esiti a cercare ulteriori opinioni professionali e a esplorare tutte le risorse disponibili. L'importante è non sentirsi soli in questo cammino e continuare a cercare quel supporto umano che fa la differenza.
Cordiali saluti.
comprendo il dolore e la preoccupazione che sta vivendo per sua figlia. È evidente quanto sia importante per lei trovare un aiuto che possa essere realmente efficace e che tenga conto non solo degli aspetti clinici, ma anche della dimensione umana e relazionale.
La situazione che descrive è complessa e merita un approccio che integri diverse prospettive terapeutiche. La storia di sua figlia dimostra quanto sia determinata nel cercare soluzioni, nonostante le difficoltà che ha incontrato lungo il percorso.
Ecco alcuni spunti che potrebbero essere utili:
Valutare un approccio terapeutico integrato: Considerare la possibilità di un percorso che combini psicoterapia e supporto farmacologico, con un forte focus sulla costruzione di un'alleanza terapeutica solida e di fiducia.
Coinvolgimento di un team multidisciplinare: Potrebbe essere utile coinvolgere un team di professionisti che lavori in sinergia, comprendendo psicoterapeuti, psichiatri e altre figure specialistiche che possano offrire un supporto completo.
Supporto per la famiglia: Anche per lei e per gli altri membri della famiglia, avere uno spazio di ascolto e sostegno può fare la differenza, per aiutarvi a gestire l'ansia e lo stress correlati alla situazione di sua figlia.
Ricerca di gruppi di supporto: Esistono gruppi di supporto per genitori e familiari di persone che affrontano sfide simili. Condividere esperienze con chi vive situazioni analoghe può offrire conforto e nuove prospettive.
Non esiti a cercare ulteriori opinioni professionali e a esplorare tutte le risorse disponibili. L'importante è non sentirsi soli in questo cammino e continuare a cercare quel supporto umano che fa la differenza.
Cordiali saluti.
Gentile utente, la ringrazio per averci raccontato l'enorme sofferenza che state vivendo come famiglia. Mi rincresce sapere che per sua figlia non sia stato di nessun giovamento aver intrapreso diversi percorsi terapeutici. Nessun paziente è un caso clinico numero X ma una persona con delle difficoltà e sofferenze! Bisognerebbe capire come mai ha cosi paura di affrontare le sue paure anche se è stata sua figlia a fare il primo passo e chiedere aiuto. Vorrei potervi aiutare indicandovi una strada percorribile e valida potreste cercare un terapeuta che utilizza l'EMDR, o il training autogeno. Come orientamento indico il costruttivismo perché è quello che conosco meglio.
Spero di avervi dato qualche utile consiglio.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Spero di avervi dato qualche utile consiglio.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Buonasera,
grazie per la sua condivisone, mi dispiace davvero tanto per il suo malessere e di quello di sua figlia, non deve essere affatto facile. Per quanto mi riguarda le potrei dire che sicuramente avete provato diverse strade come famiglia e sua figlia in quanto ormai donna adulta. Capisco la sua preoccupazione ed è normalissima, ma purtroppo a volte siamo impotenti e non possiamo aiutare le persone che ci sono vicine anche se vorremmo. Il vostro medico di base è al corrente della gravità della situazione? Non so nel caso se si potrebbe valutare un eventuale ricovero per aiutare la ragazza. Sicuramente essere seguiti da uno psichiatra per la parte farmacologica e uno psicoterapeuta è importante per far sì che la ragazza possa sentirsi meno sola.
In bocca al lupo!
grazie per la sua condivisone, mi dispiace davvero tanto per il suo malessere e di quello di sua figlia, non deve essere affatto facile. Per quanto mi riguarda le potrei dire che sicuramente avete provato diverse strade come famiglia e sua figlia in quanto ormai donna adulta. Capisco la sua preoccupazione ed è normalissima, ma purtroppo a volte siamo impotenti e non possiamo aiutare le persone che ci sono vicine anche se vorremmo. Il vostro medico di base è al corrente della gravità della situazione? Non so nel caso se si potrebbe valutare un eventuale ricovero per aiutare la ragazza. Sicuramente essere seguiti da uno psichiatra per la parte farmacologica e uno psicoterapeuta è importante per far sì che la ragazza possa sentirsi meno sola.
In bocca al lupo!
Gentile genitore,
capisco profondamente le vostre preoccupazioni e il dolore che state affrontando. La situazione di vostra figlia è complessa e richiede un approccio attento e umano. Di norma non sono così diretta, ma mi chiedo se abbiate mai sentito parlare della Schema Therapy: tale approccio si fonda sull'idea che gran parte dei nostri problemi emotivi affonda le radici in schemi di pensiero e comportamenti sviluppati nell'infanzia, spesso influenzati da esperienze traumatiche o relazioni disfunzionali.
Vi propongo alcuni punti che potrebbero risultare utili:
Valutazione degli schemi: È fondamentale riconoscere gli schemi maladattivi che possono contribuire al malessere di vostra figlia. Questi schemi possono manifestarsi attraverso sensazioni di abbandono, impotenza o rifiuto, influenzando il suo modo di relazionarsi con gli altri.
Relazione terapeutica: La Schema Therapy sottolinea l'importanza di una relazione terapeutica sicura e di sostegno. Un terapeuta esperto potrà collaborare con vostra figlia per costruire un legame di fiducia, indispensabile per affrontare le sue paure e le emozioni difficili.
Affrontare le paure: Piuttosto che forzarla ad affrontare le sue paure in modo diretto, la Schema Therapy promuove un approccio graduale e compassionevole. Potrebbe essere utile lavorare per piccoli passi, aiutando vostra figlia a sviluppare fiducia e resilienza nel tempo.
Supporto emotivo: È cruciale che vostra figlia percepisca un supporto emotivo sia dalla famiglia che dal terapeuta. Validare le sue esperienze e le sue emozioni può contribuire a creare un ambiente sicuro dove possa esplorare i suoi sentimenti.
Coinvolgimento della famiglia: Talvolta, è utile coinvolgere la famiglia nel processo terapeutico. La Schema Therapy può prevedere sessioni familiari per affrontare dinamiche relazionali e promuovere la comprensione reciproca.
Sostenere la sua autonomia: È essenziale rispettare il desiderio di vostra figlia di avere voce in capitolo nel proprio percorso di cura. La sua volontà di partecipare alla terapia e di affrontare le sue paure rappresenta un passo significativo, anche se può sembrare difficile.
Infine, è importante che voi, come genitori, vi prendiate cura di voi stessi durante questo percorso. Potrebbe essere utile cercare supporto per gestire lo stress e le emozioni che derivano da questa situazione.
Non siete soli in questo viaggio; ci sono professionisti e risorse disponibili per supportare tanto voi quanto vostra figlia. La strada può essere lunga e impegnativa, ma ci sono opportunità di miglioramento e di costruzione di una vita più soddisfacente.
Con il massimo rispetto e supporto,
Dott.ssa Pirazzini
capisco profondamente le vostre preoccupazioni e il dolore che state affrontando. La situazione di vostra figlia è complessa e richiede un approccio attento e umano. Di norma non sono così diretta, ma mi chiedo se abbiate mai sentito parlare della Schema Therapy: tale approccio si fonda sull'idea che gran parte dei nostri problemi emotivi affonda le radici in schemi di pensiero e comportamenti sviluppati nell'infanzia, spesso influenzati da esperienze traumatiche o relazioni disfunzionali.
Vi propongo alcuni punti che potrebbero risultare utili:
Valutazione degli schemi: È fondamentale riconoscere gli schemi maladattivi che possono contribuire al malessere di vostra figlia. Questi schemi possono manifestarsi attraverso sensazioni di abbandono, impotenza o rifiuto, influenzando il suo modo di relazionarsi con gli altri.
Relazione terapeutica: La Schema Therapy sottolinea l'importanza di una relazione terapeutica sicura e di sostegno. Un terapeuta esperto potrà collaborare con vostra figlia per costruire un legame di fiducia, indispensabile per affrontare le sue paure e le emozioni difficili.
Affrontare le paure: Piuttosto che forzarla ad affrontare le sue paure in modo diretto, la Schema Therapy promuove un approccio graduale e compassionevole. Potrebbe essere utile lavorare per piccoli passi, aiutando vostra figlia a sviluppare fiducia e resilienza nel tempo.
Supporto emotivo: È cruciale che vostra figlia percepisca un supporto emotivo sia dalla famiglia che dal terapeuta. Validare le sue esperienze e le sue emozioni può contribuire a creare un ambiente sicuro dove possa esplorare i suoi sentimenti.
Coinvolgimento della famiglia: Talvolta, è utile coinvolgere la famiglia nel processo terapeutico. La Schema Therapy può prevedere sessioni familiari per affrontare dinamiche relazionali e promuovere la comprensione reciproca.
Sostenere la sua autonomia: È essenziale rispettare il desiderio di vostra figlia di avere voce in capitolo nel proprio percorso di cura. La sua volontà di partecipare alla terapia e di affrontare le sue paure rappresenta un passo significativo, anche se può sembrare difficile.
Infine, è importante che voi, come genitori, vi prendiate cura di voi stessi durante questo percorso. Potrebbe essere utile cercare supporto per gestire lo stress e le emozioni che derivano da questa situazione.
Non siete soli in questo viaggio; ci sono professionisti e risorse disponibili per supportare tanto voi quanto vostra figlia. La strada può essere lunga e impegnativa, ma ci sono opportunità di miglioramento e di costruzione di una vita più soddisfacente.
Con il massimo rispetto e supporto,
Dott.ssa Pirazzini
buongiorno, esistono dei professionisti terapeuti specializzati nella cura e trattamento di persone con ideazione suicidaria, io conosco un professionista validissimo su Milano (non so da dove scriviate) che ha anni di esperienza professionale alle spalle e una rete di conoscenze in tutta Italia, mi contatti e la aiuterò a trovare supporto adeguato contattando questo specialista.
Buongiorno, il suo grido di dolore e disperazione è lucido e consapevole. Lei e sua figlia ne avete provate tante di soluzioni possibili, ci troviamo in una situazione ai limiti del comprensibile ed io personalmente ho avvicinato più di una di condizioni simili a questa. Il mio suggerimento è prendere in considerazione una comunità terapeutica per sua figlia, senza che se ne sia accorta, e soprattutto senza la minima responsabilità o colpa, la relazione con sua figlia può essere talmente autorinforzante da creare (in tutta involontarietà da parte di entrambe) una resistenza al cambiamento. E' il momento di prendere decisioni forti, e per questo difficili, come un cambio radicale di ambiente di vita per sua figlia. Si dia conto, con la massima pace, che lei come madre ha fatto ogni azione possibile (e per questo le riconosco la mia massima stima) ma se vi sono soluzioni possibili ora possono essere solo soluzioni radicali. Le auguro ogni spinta alla lucidità, e faccia con gli assistenti sociali e lo Psichiatra di riferimento una riunione per sondare ed approfondire la proposta che le ho suggerito. Buona giornata
Buongiorno. Stare accanto ad una figlia che soffre da così tanti anni e per la quale si fatica a vedere una via di uscita è un' esperienza estremamente dolorosa e che toglie le energie che servono per alimentare "la speranza". Questa, altresì, non deve mai spegnersi "negli occhi" dei genitori, va aimentata dentro di noi perchè non si affievolisca nei nostri figli, pur essendo comprensibile che ciò avvenga dopo così tanti anni. Prendersi cura della propria sofferenza nello stare accanto a chi amiamo è molto spesso un modo efficace per poterli sostenere. Gruppi di mutuo aiuto di genitori che vivono simili difficoltà o spazi di ascolto per un genitore o per entrambi con un professionista risultano, anche da tante ricerche compiute oltre che dalla pratica clinica utili in tal senso. Ci si sente meno soli, meno impotenti, si riceve umanità e ci si sente tornare a eseere umani e già questo aiuta.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso/a utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Sua figlia ha bisogno di vivere qui ed Ora è di non sentire la responsabilta’ di essere goudicata ma vuole essere andata con le sue fragilita’
Buongiorno, leggendo le sue parole, emerge con forza quanto amore e dedizione ci siano nel suo tentativo di aiutare sua figlia, così come la fatica e il dolore di sentirsi, forse, impotente di fronte a una sofferenza che sembra non trovare un vero sollievo.
Comprendo quanto sia difficile, dopo anni di ricerche, diagnosi e percorsi, trovarsi ancora a chiedere aiuto e non sapere più a chi rivolgersi. Il desiderio di vedere sua figlia stare meglio, di trovare qualcuno che la veda davvero oltre il suo malessere, è profondamente umano e tocca corde molto profonde.
In tutto questo, viene da chiedersi quanto spazio sia rimasto per lei, per tutto ciò che ha portato e sta portando sulle sue spalle. Forse anche questo meriterebbe di essere accolto da qualche parte, con la stessa cura che lei ha sempre dedicato a sua figlia.
Le mando un caloroso saluto.
Comprendo quanto sia difficile, dopo anni di ricerche, diagnosi e percorsi, trovarsi ancora a chiedere aiuto e non sapere più a chi rivolgersi. Il desiderio di vedere sua figlia stare meglio, di trovare qualcuno che la veda davvero oltre il suo malessere, è profondamente umano e tocca corde molto profonde.
In tutto questo, viene da chiedersi quanto spazio sia rimasto per lei, per tutto ciò che ha portato e sta portando sulle sue spalle. Forse anche questo meriterebbe di essere accolto da qualche parte, con la stessa cura che lei ha sempre dedicato a sua figlia.
Le mando un caloroso saluto.
Come genitore, tutta la mia solidarietà!" Umanità, non più un caso clinico", lei scrive.Penso che sua figlia abbia bisogno di entrambe le cose: sensibilità umana e competenza professionale, dato che credo sia sempre attuale la necessità di una psicoterapia. E' difficile dire di più, sulla base di quello che lei ci comunica. Vedo che accenna a un anno di terapia sistemico-relazionale. Immagino quindi che abbiate affrontato anche il tema dei vostri rapporti in famiglia.Come le vostre relazioni possono diventare un elemento positivo per la salute di vostra figlia? E lei, signora,cosa può dire - e fare - per aiutarla a riscoprire la voglia di vivere? ( voglia che tutti noi umani abbiamo, e che, per quanto nascosta,ci deve essere anche in sua figlia).Dico questo perchè, per quanto importante sia la funzione di un professionista,ognuno di noi è una risorsa, ed è giusto non dimenticarlo.
Gentilissima Signora,
mettendomi nei suoi panni, non perderei la speranza e oltre a continuare a rivolgervi a colleghi esperti nella salute mentale (psicoterapeuta, psichiatra), le suggerisco di verificare la disponibilità della figlia a partecipare a dei gruppi di auto mutuo aiuto specifici per la sua patologia, dove potrà godere di una rete informale di supporto e condividere il suo stato emotivo con persone che "parlano la stessa lingua"; anche per voi esistono dei gruppi per familiari, così da riuscire ancor meglio a fungere da risorse per la stessa. Mi auguro che attorno a voi familiari e amici possano esservi di supporto; è noto in letteratura il valore della rete sociale nel supporto alla guarigione e alleviamento dello stress per i familiari.
Buona serata
mettendomi nei suoi panni, non perderei la speranza e oltre a continuare a rivolgervi a colleghi esperti nella salute mentale (psicoterapeuta, psichiatra), le suggerisco di verificare la disponibilità della figlia a partecipare a dei gruppi di auto mutuo aiuto specifici per la sua patologia, dove potrà godere di una rete informale di supporto e condividere il suo stato emotivo con persone che "parlano la stessa lingua"; anche per voi esistono dei gruppi per familiari, così da riuscire ancor meglio a fungere da risorse per la stessa. Mi auguro che attorno a voi familiari e amici possano esservi di supporto; è noto in letteratura il valore della rete sociale nel supporto alla guarigione e alleviamento dello stress per i familiari.
Buona serata
Buongiornio,
La base da cui bisognerebbe partire è proprio quella da lei menzionata. Non siamo etichette Non si è un numero, tanto meno la dignosi. Si è in primis persone.
Quello che mi sento di dirle è di trovare un terapeuta più affine alla sensibilità di sua figlia.
Cordialmente GDM
La base da cui bisognerebbe partire è proprio quella da lei menzionata. Non siamo etichette Non si è un numero, tanto meno la dignosi. Si è in primis persone.
Quello che mi sento di dirle è di trovare un terapeuta più affine alla sensibilità di sua figlia.
Cordialmente GDM
Buongiorno! Non le nascondo che offrire un contributo è complicato, ma è anche l’unico modo per dirle che ho letto, riletto, riletto ancora. Accetto il rischio di apparire un altro terapeuta che butta lì l’ennesima risposta standard per il caso clinico “X”. Posso solo provare ad immaginare l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa e l’impotenza di un genitore di fronte alla giovane figlia che “non vuole più continuare a vivere” (su questo proverò a tornare più avanti). Lei descrive una situazione complessa, che ha visto l’intervento di diverse professionalità, ma tutti “hanno finito per arrendersi”, mostrando “la stessa confusione presente negli occhi di sua figlia”. Mi sono chiesto, poiché non fornisce ulteriori indicazioni, se non fosse il caso di avere una RETE che si prenda cura di sua figlia, ma che sia anche in grado di distribuire al suo interno la fatica e l’assunzione di responsabilità, contenendo quella sensazione di stanchezza, resa e confusione che così bene descrive. Non so se sia mai stata presa in considerazione la possibilità di rivolgersi ad una struttura pubblica territoriale (Centro di Salute Mentale), al cui interno sono presenti professionalità diverse, ma integrate, che lavorano in rete e che hanno la possibilità di intervenire in modo autonomo, celere e diretto. Nella situazione che descrive, potrebbe essere una risorsa preziosa. Mi conceda solo un minuto ancora, per favore. La speranza è importante e mi è sembrato che nel suo scrivere qualcosa faccia capolino, forse in modo involontario. “Non vuole più continuare a vivere” COSÌ (aggiungerei), in preda al dolore mentale, divorata dalla malattia, ma forse vorrebbe vivere come merita, nei limiti del possibile. Da una malattia seria, specie se dell’anima o della psiche, non si guarisce. Ma se non si guarisce, almeno si cambia, si cresce, si impara a tollerare i propri limiti, ad accettare le proprie fragilità. Si diventa più umani, più autentici, più sé stessi. In bocca al lupo
Cara mamma,
A partire dalla mia esperienza clinica e dalla letteratura relativa a situazioni simili a quella chd ha descritto lei, le consiglio di richiedere una consulenza per lei e per sua figlia. Ossia è utile che accompagni in seduta sua figlia e che magari partecipi anche il padre, se disponibile, al fine di far sentire la vostra presenza, il vostro affetto, il vostro impegno a sua figlia.
In questi casi, abbiamo notato che una consulenza familiare può aiutare molto.
Ad ogni modo vi auguro il meglio.
Un caro saluto
A partire dalla mia esperienza clinica e dalla letteratura relativa a situazioni simili a quella chd ha descritto lei, le consiglio di richiedere una consulenza per lei e per sua figlia. Ossia è utile che accompagni in seduta sua figlia e che magari partecipi anche il padre, se disponibile, al fine di far sentire la vostra presenza, il vostro affetto, il vostro impegno a sua figlia.
In questi casi, abbiamo notato che una consulenza familiare può aiutare molto.
Ad ogni modo vi auguro il meglio.
Un caro saluto
Buongiorno, penso di comprendere la vostra disperazione. Un approccio non tentato mi sembra essere quello bottom-up, che parte dal corpo per arrivare alla parte cognitiva. In questo senso mi verrebbe da suggerirvi la Terapia Sensomotoria unita all'EMDR e alla IFS (Internal Family System). Sono tutti approcci che vengono in soccorso quando le parole sono superflue perché quando sono stati vissuti i traumi le emozioni non potevano essere elaborate e le esperienze integrate per vari motivi. Vi direi di cercare un/una terapeuta che integri la Sensomotoria all'EMDR nella vs. zona. Un caro saluto
Dott.ssa Marina Bonadeni
Dott.ssa Marina Bonadeni
Buongiorno,
potrebbe aiutarvi fare un percorso di psicoterapia familiare. Darebbe a tutti voi la possibilità di comprendere meglio il malessere di vostra figlia che magari in questo momento è portatrice di un mal di vivere non solo suo. Si affidi ad uno psicoterapeuta sistemico-relazionale, aiuterà lei, sua figlia e tutti i membri di questa famiglia a star meglio.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
potrebbe aiutarvi fare un percorso di psicoterapia familiare. Darebbe a tutti voi la possibilità di comprendere meglio il malessere di vostra figlia che magari in questo momento è portatrice di un mal di vivere non solo suo. Si affidi ad uno psicoterapeuta sistemico-relazionale, aiuterà lei, sua figlia e tutti i membri di questa famiglia a star meglio.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Cara Signora, le terapie non sono protocolli cui si aderisce. "Sua figlia non è aderente alla terapia" è una frase che andrebbe spiegata meglio. Mi chiedo davvero se ha compreso bene a collega, o se forse la collega non ha compreso il suo mestiere, che non consiste nel fare "aderire" i pazienti ad una terapia, ma nel cercare assieme una strada percorribile. Se non la si trova, non è colpa del professionista, né del paziente, ma fa parte della vita imprevedibile e a volte crudele, sicuramente non giusta, ma questo è.
L'unico errore da non commettere è quello di persare che ci sia una terapia infallibile e che se se non funziona, sia colpa del paziente che non vi ha aderito. Questo è gravissimo, umanamente e professionalmente.
Se poi esiste un rifiuto di assumere i farmaci, un approccio farmacologico "fai da te" che si ssottrae all'autorità psichiatrica, questo è un altro discorso.
Andrebbe però approfondito, resto a sua disposizione, anche online.
Cordialmente
Mara Betteghella
L'unico errore da non commettere è quello di persare che ci sia una terapia infallibile e che se se non funziona, sia colpa del paziente che non vi ha aderito. Questo è gravissimo, umanamente e professionalmente.
Se poi esiste un rifiuto di assumere i farmaci, un approccio farmacologico "fai da te" che si ssottrae all'autorità psichiatrica, questo è un altro discorso.
Andrebbe però approfondito, resto a sua disposizione, anche online.
Cordialmente
Mara Betteghella
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